Gros Ventre Area: Magellano's contribution on a world project
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Gérard_Delacroix

La_figura_di_prua_del_Cygne
Modello_di_Gérard_Delacroix

Le_Fleuron:
modello_in_costruzione_in scala_1:24
di_Jacques_Maillière.
Dalla_Monografia_pubblicata nel_1995

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vista_di_poppa_del_Boullongne.
Modello_di_G._Delacroix

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le_Gros_Ventre

 

L'autore della Monografia
Gérard Delacroix

Gérard ha 47 anni, sposato e padre di due ragazzi di 15 e 18 anni. Da una quarantina d'anni vive nel sud della Francia, vicino a Tolosa, la città dove viene assemblato l'Airbus.
"Non è una regione particolarmente portata verso la marina, ma devo dire che parecchi dei miei antenati erano marinai all'arsenale di Rochefort, l'ultimo è stato mio nonno materno. Rochefort è oggi il luogo dove si costruisce la replica dell’”Hermione”, fregata che ha trasportato La Fayette verso gli Stati Uniti".
Gérard ha una formazione di tecnico d’ufficio di studi in costruzioni meccaniche ma da quando è entrato nella vita professionale, lavora per il genio civile nei progetti stradali. - Costruttore di modelli di barche nel campo del modellismo d’arsenale, si è occupato, da alcuni anni, della concezione di monografie di navi antiche.
Modellista ed Autore

Tratto da un incontro, realizzato specialmente per il bollettino,
Come molti ragazzi, verso 8/10 anni, ha cominciato con modellini in scala ridotta di barche di piccola dimensione in plastica, poi verso 13/14 anni egli si ricorda di aver costruito una specie di "Capo-Hornier" in cartone e legno interamente usciti della sua immaginazione, adornato di tre o quattro accessori in coperta, acquistati con le sue mancie.

"Il primo modello realmente serio che ho costruito, in occasione di una frattura della caviglia che mi aveva immobilizzato per due mesi, si trattava della "Soleil Royal" della Heller; era dunque un modellino ridotta in plastica. Avevo preso molto gusto a costruire questo modello e mi sono poi rivolto verso il modello della "Victory" in kit.
Quando ho controllato la scatola che mi era arrivata, sono stato deluso dalla qualità dei piani e soprattutto per la mancanza di coerenza di scala tra tutti i particolari che avevo a mia disposizione. Ho accantonato dunque questi piani e sono partito alla ricerca di documenti sulla costruzione di questo modello".

Gli inizi nel modellismo
La nascita del modellista d’arsenale
"Alcune settimane più tardi, ricevevo il lavoro di Longridge "The anatomy of Nelson's ships". - Non conoscendo niente all'architettura navale, è con questo libro che mi sono reso conto della povertà d’informazioni dell'epoca. Ho scoperto poi il modellismo d’arsenale ed i modelli da allora si sono susseguiti: la fleuta “Le Boullongne”, il lugger “Le Coureur”, il brigantino “Le Cygne”, lo sciabecco “Le Requin”, la negriera “L'aurore”, un pezzo del vascello da 64 cannoni, “Le Fleuron”, la “Scialuppa armata in guerra” e l'ultimo è stato “La Belle” che non ho ancora finito per mancanza di tempo. Ho, tra l'altro aggiustato due o tre altri piccoli modelli."
"Durante la realizzazione della "Victory", mi ero informato presso il Museo della Marina a Parigi per trovare delle notizie sulla costruzione navale antica. Mi si era parlato allora di un certo Jean Boudriot che aveva scritto parecchi lavori su l’architettura navale. Ho telefonato dunque a questo Signore che, con alcune frasi, ha fatto nascere in me questa passione per l'architettura navale e la sua materializzazione mediante i modelli di arsenale. Jean Boudriot mi ha consigliato in seguito di incontrare un modellista che abita nella mia regione, ho fatto dunque la conoscenza di Pierre Maillière e ho potuto allora, per la prima volta, osservare un modello in ossatura. Pierre Maillière è il padre di Jacques nella costruzione del “Fleuron” in scala 1/24 illustrato in alcune pagine del mio sito".

E importanti incontri
"Jean Boudriot è un uomo che detiene un immenso sapere sull'arte navale, ed è di grande carisma, è un eccellente pedagogo la cui dottrina consiste nel dire che la conoscenza è fatta per essere condivisa. Egli è il principale artefice del mio interesse per la costruzione navale antica ed è lui che mi ha dato le chiavi per comprendere ed analizzare questa disciplina difficile. Come un gran numero di modellisti, gli devo molto perché è stato per me lo sviluppatore di questa passione. - È nostro Maestro a tutti, ed io dirò anche mentore perché ha guidato personalmente i miei primi passi ed ha saputo motivare il mio interesse e la mia implicazione in questo campo. "

Dilettante illuminato

ed uno dei nostri Maestri
"Non ho studiato l'architettura navale nel senso accademico del termine. Ho provato piuttosto a capire il disegno per lo studio dei testi antichi, le pratiche descritte nei lavori d’epoca. Lo studio puramente teorico dell'architettura navale non mi ha, fino qui, particolarmente attirato. La conosco certamente ma per costruire un modello o creare una monografia di una nave essendo esistiti, sono i lavori pratici dei costruttori e delle persone del campo che sono più adattate alle mie ricerche. - Non sono uno storico navale, esattamente un dilettante, un poco illuminato dei metodi di costruzioni navali del passato.
È certo che la più grande influenza che ho ricevuto proviene da Jean Boudriot che ha saputo incoraggiarmi a perseverare e ad investirmi completamente. Senza di lui, oggi non sarei dove sono, gli devo molto e ne sono molto riconoscente. Devo tantissimo anche a Hubert Berti che ha voluto pubblicare la mia prima monografia, riconoscenza del mio lavoro e delle ore passato a studiare e disegnare. Questa edizione mi aveva poi motivato a spingermi più lontano nello studio dei piani di vecchie costruzioni.
È sempre il progetto in corso che suscita il maggior interesse sia che si trattasse di un modello o di una monografia ma riflettendoci, ho una certa tenerezza per il mio primo modello in ossatura, la "Boullongne", perché è stato il mio primo approccio pratico di questa disciplina. Ho partecipato con questo modello, nel 1987, ad un’esposizione al Museo della Marina di Parigi ed ho potuto constatare che all'epoca avevo ancora molta strada da fare. Ciò lì per lì mi aveva un poco sconcertato, ma era finalmente molto motivante.
Ad oggi, sono state pubblicate cinque monografie: La più vecchia è quella del vascello di 64 cannoni “Le Fleuron” (1729), ho studiato poi l'attrezzatura latina e l'architettura mediterranea con la tartana “La Diligent” (1738) poi la scialuppa armata in guerra (1830). La successiva è stata quella della corvetta “L'aurore” (1767) ed infine la gabare “Le Gros ventre” (1766). Tra queste, ho lavorato più o meno su due o tre altri progetti."

Tutte le mie monografie sono disegnate al computer con AutoCad dalla versione 9 fino alla versione 2002 per la “Gros Ventre”. Ho tracciato, qualche anno fa, parecchi piani della barca sul tavolo da disegno, particolarmente le costole de “Le Cerf” o l'inizio di un vascello commerciale ma l'arrivo dei software DAO/CAO è stata una rivoluzione nel metodo di disegno. Essendo più difficile l'apprendimento del software, mi sono impegnato diventando formatore completo per alcuni anni. È un'esperienza molto positiva per conoscere bene questo attrezzo. Devo tuttavia precisare che i primi disegni del “Fleuron” sono stati elaborati sul tavolo da disegno.
Sono passato velocemente in seguito al computer.
"Per questo genere di studio, l'epoca più interessante è sicuramente il diciottesimo secolo perché presenta il periodo più importante dell'arte navale prima dell'arrivo di scafi in ferro e del vapore. Per elaborare una monografia, non ho un tipo di nave favorita, ogni categoria di costruzione ha le sue attrattive, ma soprattutto la Collezione Archeologia Navale francese propone un vasto ventaglio di quasi tutti i tipi di navi, della semplice scialuppa alla tre ponti. Le costruzioni maggiori sono pressappoco tutte rappresentate, eccetto le galere e certe costruzioni molto simili come i vascelli da 80 cannoni o le fregate da 24. Ci sarebbe tuttavia da intraprendere degli studi sulle navi di schiavi dei porti o le galere per le quali niente è stato pubblicato fino ad oggi. Ci sono anche altri campi da esplorare come la marina mercantile dell'inizio del 19° secolo.
Alla base d’ogni monografia, ci sono dei documenti essenziali come il suo piano originale o un modello rinomato affidabile questo è a patto che non abbia ricevuto nessun improvviso restauro. Sono una condizione imperativa ed un pegno d’autenticità. Nella cornice delle monografie “Ancre”, occorre sicuramente evitare di trattare un tipo di costruzione essendo stato già studiato. Bisogna disporre anche dei preventivi di carpenteria che corrispondono precisamente alla nave studiata. Il disegno delle decorazioni è tanto necessario e, per adornare il lavoro, bisogna conoscere un poco della sua storia per ricollocare la nave nel suo contesto storico. Tutto questo corrisponde ai criteri tecnici imperativi, la scelta dell'argomento che è più arbitraria e piuttosto basato sui sentimenti che sulla ragione. Questi sono tuttavia i criteri tecnici che determinano la scelta finale della costruzione. Il tempo di lavoro su una monografia è abbastanza variabile, tutto dipende dalla nave trattata, una scialuppa chiede meno tempo che un vascello da 64 cannoni. Si può dire tuttavia che una media di tre anni tra la scelta della nave e l'uscita della monografia non è non eccezionale.

Alcuni commenti sulla creazione di una monografia
Lavoro sulla monografia Le Gros Ventre
"Qualche anno fa, durante una discussione con Bernard Frölich, mi era stato suggerito di fare una monografia sulla gabare “Le Gros Ventre” per la quale aveva un certo affetto poiché, come questa gabare, aveva esplorato le Isole Kerguelen negli anni 60. Non sapendo se il piano di questa nave esisteva e lavorando su un altro progetto, all'epoca io non ne avevo che recepito solamente il suo nome così particolare. Alcuni anni più tardi, in occasione di una visita da Jean Boudriot, questi, mi ha mostrato un rotolo di piani in cui si trovava per caso, il piano de “Le Gros ventre”. Ho fatto allora alcune ricerche per sapere se esistevano in generale dei documenti sulle gabares e su “Le Gros ventre” in particolare. Dopo avere ottenuto alcuni risultati positivi, venne presa la decisione di creare questa monografia".
La ricerca della documentazione è essenziale prima di intraprendere qualunque cosa essa sia. Fin dall'istante in cui queste notizie sono in mio possesso, principalmente il piano originale, comincio a tracciare a grandi linee i tratti del progetto se sono riuscito a localizzare i dati di base mancanti.
Il supplemento di documentazione può arrivare durante il lavoro: avendo i dati di base, questi apporti complementari non porteranno in generale che le modifiche minori. Ma alcune volte si hanno delle sorprese, buone o cattive.

Il sito Internet di Gérardè accessibile al seguente indirizzo:
http://perso.wanadoo.fr/gerard.delacroix /

" Il lavoro sulla monografia de “Le Gros ventre” si è sviluppato in un periodo di tre anni che sono stati necessari per riunire i pochi dati disponibili e disegnare i piani. Il piano originale è certamente la base della ricostituzione ma bisognava trovare anche dei preventivi di carpenteria ed i disegni della decorazione. Abbiamo ritrovato due preventivi di gabare, quelli hanno permesso di dimensionare il complesso dell'ossatura ma i disegni delle decorazioni non esistevano più anche ammettendo che siano mai esistiti. Questi li ho ricavati basandomi sulle decorazioni di altri gabares della stessa epoca, dunque ho ricostituito quelli de “Le Gros ventre”. La procedura del lavoro di creazione è molto classica per questo genere di lavoro, senza entrare nei dettagli: dopo avere ridisegnato il piano di base, bisogna creare le ordinate deviate che servono a determinare il disegno della ossatura che definisce così lo scafo. Bisogna "vestire" poi questo scafo con il suo rivestimento, installare i ponti ed attrezzarli. L'alberatura e la velatura vengono poi e l'installazione di questo insieme sullo scafo finisce la fase del disegno. Terminati i disegni, resta la redazione del testo che accompagna i piani, vale a dire lo studio tecnico e storico delle gabares, i commenti dei piani e la descrizione dell'attrezzatura."
Ed ora
Niente di veramente definito per il momento, ho alcune piste da esplorare su alcuni argomenti inediti: una galera, una tre ponti” Sané”, il primo quattro alberi (francese), ed altri progetti ma io prima mi prendo alcune vacanze "cerebrali."

Teniamo a ringraziare sinceramente Gérard per aver trovato preso il tempo di rispondere alle numerose domande che hanno permesso questa piccola presentazione, ma anche, e soprattutto, per il suo lavoro........ In modo particolare per la creazione di sue Monografie di cui quella de , che è la base di questo progetto.
L'elaborazione di una monografia è un lavoro di lunga durata, è un pò come la costruzione di un modello. Bisogna avere una concentrazione giornaliera continua per non dimenticare niente ed essere completamente immerso nell'argomento per seguirlo bene. Oltre al piano originale ed ai preventivi ritrovati, ho utilizzato i preventivi ritornati da una campagna di una decina di gabares comparabili alla Gros ventre per determinare certi dettagli; il ruolo dell’equipaggio conservato all'isola Maurice per conoscere i bisogni nelle pianificazioni per la “Le Gros Ventre” gabare; i giornali di bordo degli ufficiali della Gros ventre che sono serviti al racconto del viaggio così come diversi trattati di costruzione e particolarmente quello di Pierre Morineau. Il regolamento della Marina del 1765 hanno dato una moltitudine di notizie per attrezzare la gabare. La consultazione sistematica dell'iconografia dell'epoca disponibile per questo tipo di costruzione fa certamente parte degli elementi di ricerca.

Questa monografia è dedicata alla gabare nave d trasporto di cui la marina militare deve disporre necessariamente per l'approvvigionamento degli arsenali, delle squadre e delle colonie. Le prime gabares sono apparse negli anni 1715 per trasportare parti di alberatura e di ossatura. All'origine modeste costruzioni della portata da 40 a 130 barili, la loro capacità aumenterà fino a 480 barili nei primi anni del XIXe secolo. Queste gabares avranno gli impieghi più vari e le loro pianificazioni saranno funzione della loro utilizzazione.
Una gabare partecipò in modo quasi fortuito alla spedizione di Kerguelen nel 1772, portando il nome significativo di “Gros Ventre”, abbandonata da Kerguelen e navigando isolatamente, sotto il comando di M. di St Allouarn, scoprì la costa occidentale dell'Australia nel marzo 1772. Viene effettuata una presa di possesso simbolica in nome del Re di Francia, di cui le prove manoscritte, collocate in bottiglie di vetro, seppellite sul posto. Nel 1998 queste bottiglie vengono ritrovate provocando un grande interesse per la “Gros Ventre” ed il suo comandante di St Allouarn, questo è determinante per la scelta di questa gabare, scelta resa possibile per l'esistenza del progetto di questa nave conservato, a Vincennes presso il Servizio storico della Marina.
Grazie all'eccellente ed importante lavoro di Gérard Delacroix la collezione archeologia navale francese si arricchisce dunque di una originale monografia che riguarda questo tipo di imbarcazioni.

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