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Arte Marinaresca
Il manuale storico del navigare

Autore/i: Grenet F.E.
Anno: 2002

pp. 388 - formato 29x26 cm cartonato

Codice ISBN: 88-8058-228-3

Editore:
Gribaudo


INTRODUZIONE
L'interesse di una potenza marittima per la sua Marina militare non si misura soltanto in numero di navi, ma anche, e soprattutto, nella cura degli equipaggi e della società civile, i primi affinchè possano compiere adeguatamente il loro dovere, la seconda perchè sia sempre ben consapevole dell'importanza vitale della Marina e sappia sostenerla nelle difficoltà. Una prova di quanto un governo si sia attenuto o meno a questo principio è costituita dalla qualità e dalla quantità della letteratura marinaresca, sia tecnica sia divulgativa: la bibliografia di marina francese e inglese è raccolta in grossi volumi, mentre quella italiana, pur riunendo le pubblicazioni pre e postunitarie, non riempirebbe che un volumetto in 8° piccolo: eppure l'Italia è, geograficamente, un paese più marittimo che terragnolo, più simile, per interessi potenziali, all'insulare Gran Bretagna che non alla continentale Francia. Eppure... il fatto è che mentre gli interessi mercantili e coloniali dell'Inghilterra sono sempre stati attuali in ogni momento della sua storia, quelli degli stati marittimi italiani preunitarii, salvo nei lontani, gloriosi e ormai mitici tempi delle Repubbliche Marinare, sono stati limitati a un'accidiosa potenzialità e affidati a una buona, ma disarmata, Marina mercantile. Molto provincialismo, poche navi, nessuna strategia internazionale da perseguire al di fuori di qualche occasionale operazione di polizia navale contro i soliti "corsari di Barberìa".Ottimi marinai e buoni ufficiali, però non mancavano, e poichè nessuno nasce con l'arte navale e la scienza nautica già infuse, e nè l'una nè l'altra possono essere trasmesse oralmente in tempi moderni, è giusto chiedersi dove quei marinai e quegli ufficiali traessero le necessarie rispettive nozioni. Salvo il caso delle Marine veneta e (austro-) triestina, la risposta è: prevalentemente dall'estero. Gli allievi della Marina sarda studiavano su testi francesi, in lingua originale, e quelli napoletani su manuali inglesi, di solito ben tradotti e/o adattati (in anglo-napoletano), ma neppure i veneti, durante la dominazione austriaca, avevano disdegnato un manuale francese di guarnitura (di Costé, tradotto dal Chiavacci nel 1839). Tenuto conto dell'incomprensibilità linguistica che già separa i marinai dai terragnoli, aggravata dalle spiccate diversità delle lingue genovese, napoletana, veneta, siciliana, ecc, non è retorico chiedersi come gli equipaggi multietnici della neonata Regina Marina italiana potessero intendersi tra loro e intendere gli ordini degli ufficiali, anch'essi provenienti da cinque diverse Marine. [..]
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