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Thomas W. Lawson
 
Nome : Thomas W. Lawson
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Nazionalità : Stati Uniti

Anno costruzione : 1902
Cantiere : n.d.
Categoria : n.d.
Propulsione : vela
Altri dati : Tipo: goletta a sette alberi (schooner)
Varo:1902
Lunghezza: m 132,00
Larghezza: m 16,60
Immersione: m 8,10
Dislocamento: t 7500
Superúcie velica: mq 400
Equipaggio: 27 uomini

Brevi Note: L'occasione per approfondire il discorso sulla velatura detta a goletta ci viene offerta dal Thomas W. Lawson. Infatti questo sette alberi, dalla breve e sfortunata esistenza, fu costruito nel tentativo di sfruttare al massimo quelle che potevano essere le indubbie qualità positive della goletta. Non venne però considerato che questo tipo di "armamento" velico funzionava, e tuttora funziona, benissimo per un determinato tipo di nave in cui la velatura è proporzionata alla dimensione dello scafo e alle prestazioni che esso può fornire.
Lungo ben 132 m, era sospinto da una velatura che comprendeva sette alberi misti, cioè con la parte inferiore costruita in ferro e quella superiore in legno, le cui estremità si innalzavano a quasi 60 m d'altezza. 1 sette alberi (trinchetto, maestro, mezzana, spanker, jigger, driver, pusher), dato il tipo di velatura, erano tutti delle medesime dimensioni e sopportavano, è il caso di dirlo visto il risultato finale, sette grandi vele auriche (le rande), sette "frecce" o controrande, cioè le vele triangolari poste alle estremità superiori degli alberi, cinque fiocchi a prua e sei vele di straglio, inferite su stralli tesi fra un albero e l'altro. Questa inusitata disposizione del piano velico ricalcava, amplificandola, quella della goletta classica: cioè due alberi con rande auriche e controrande, più tre fiocchi. 11 regno dello schooner, della goletta, fu, come si è detto, il Nordamerica, dove non esistevano, a differenza dell'Europa, problemi di legname. Studiata per esaltare le qualità idrodinamiche della carena, la goletta, tranne alcune limitate varianti, non subi modifiche strutturali tali da mutare radicalmente sia il piano velico sia le forme filanti dello scafo. 11 Thomas W. Lawson, con l'incredibile sproporzione fra le dimensioni notevolissime dello scafo e la pochezza della velatura, non poteva certamente avere doti di velocità e maneggevolezza. II Lawson infatti spiegava al vento 400 mq di vele, ossia un terzo della velatura portata in precedenza da clipper tre volte più piccoli. La velatura a goletta, inoltre, aveva il vantaggio di necessitare di pochi uomini per la manovra. Sul Lawson venne adottato lo stesso principio, portato alle estreme conseguenze. Infatti solo 15 uomini erano addetti alle manovre delle vele; 15 marinai, sia pure aiutati da 6 verricelli a vapore, per condurre e governare uno scafo di oltre 130 m di lunghezza fuori tutto, cioè dall'estrema prua all'estrema poppa. Ben presto emerse l'impossibilità di utilizzare proficuamente tale gigante. Gli stessi uomini d'equipaggio assicuravano che la nave era più pesante di un vascello di linea del XVII secolo e altrettanto immanovrabile.
Il disegno dello scafo, in acciaio, era di M. Crowninshield, architetto navale di Boston. La sua destinazione fu il trasporto del carbone; fu adibito anche come petroliera, se così si può dire, trasportando i barili del prezioso prodotto dal Texas alle coste orientali degli Stati Uniti. L'attività del Lawson durò solamente sei anni: infatti verso la fine. del 1907 (era stato nel frattempo destinato alle rotte europee), durante una violenta burrasca che imperversava sul canale della Manica, naufragò al largo delle isole Scilly. Solo due uomini dell'equipaggio poterono essere salvati.

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