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15 agosto 2017
Il mare riscrive la storia e sposta la prima guerra punica
È stato come se si fosse aperto un nuovo libro di storia. Quando il rostro è emerso dal mare, la cronaca della battaglia navale chiave della prima guerra punica, che chiude lo scontro ultraventennale tra Roma e Cartagine e che cambierà il destino della Sicilia e del Mediterraneo, ha fatto un passo in avanti verso la verità.

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14 agosto 2017
Il mare riscrive la storia e sposta la prima guerra punica
Ecco il rostro della prua di una nave romana che stabilisce a Levanzo e non a Favignana la battaglia decisiva delle Egadi del 241 Ac. Il soprintendente Tusa: “C'è anche una parte lignea che consentirà di scoprire come era stata costruita l'unità da guerra”
La più piccola delle Egadi

Siamo a Levanzo, la più piccola delle isole che compongono l'arcipelago delle Egadi, al largo delle coste occidentali della Sicilia. Qui, nel blu, la Soprintendenza del mare della Regione Siciliana, insieme con la Rpm Nautical Foundation, finanziata dal mecenate George Rabb, un uomo d'affari americano che possiede centinaia di immobili a Manhattan, sta conducendo una campagna di ricerca sulla celebre battaglia navale delle Egadi del 10 marzo 241 a. C..



Ricerca che proprio in queste ultime ore ha riportato alla luce da un fondale di 80 metri, a Nord-Ovest dell'isola, un rostro - una sorta di «becco» che veniva installato sulla prua delle navi allo scopo di offendere, sfondare lo scafo delle unità nemiche - che ha una peculiarità unica. «Al suo interno c'è ancora la parte lignea della prua che lo sorreggeva. Una scoperta notevole, che consentirà di sapere finalmente qualcosa di più sulle navi da guerra romane, tuttora ancora poco conosciute», spiega il soprintendente del mare Sebastiano Tusa


Il libro della storia ora va sfogliato all'indietro. Nei primi Anni Duemila Tusa ha una intuizione sulla reale località in cui si svolse la battaglia navale. «Studiando le fonti storiche, la dinamica dello scontro e la disposizione dei venti ero convinto che le navi romane e cartaginesi si fossero fronteggiate non a Cala Rossa di Favignana, come si credeva, ma nelle acque a Nord-Ovest di Levanzo. L'archeologia, però, chiede di provare le teorie».



L'aiuto americano

Il professore ha buoni contatti. Uno, in particolare, è George Bass, il padre dell'archeologia subacquea scientifica moderna, professore emerito della Texas A&M University di College Station, cui chiede aiuto. Gli viene indicata la Rpm Nautical Foundation, che ha le risorse necessarie per setacciare il fondale delle Egadi. «Stringiamo un gentlemen agreement: loro finanziano le ricerche, noi concediamo la possibilità di pubblicare e divulgare i risultati», spiega ancora Tusa.



La prima spedizione parte nel 2004. Tutto come nei film: una nave da ricerca, l'Hercules, 27 metri in acciaio, quattro eliche e un sistema di posizionamento dinamico, zeppa di diavolerie elettroniche. «Si comincia a scandagliare il tratto di mare, con sonar a scansione laterale e radiale. Ogni anomalia del fondale ritenuta artificiale dall'operatore è registrata sulla mappa per essere poi accertata in una seconda fase con un Rov, un robot subacqueo dotato di telecamera, che è telecomandato da bordo e che consente all'archeologo di guardare da vicino l'obiettivo, il cosiddetto target. Quindi, ci si immerge per l'eventuale recupero».
La teoria provata

La ricerca è accelerata anche dal ritrovamento, presso lo studio di un professionista di Trapani, di un rostro che, dice lui, gli sarebbe stato regalato e che sarebbe stato pescato appunto nelle acque di Levanzo. L'Hercules avvia i motori e spuntano così, negli anni, altri rostri, sette elmi, centinaia di anfore. E il tassello del puzzle della storia si sposta da Favignana a Levanzo: la teoria è stata provata, i romani hanno combattuto qui contro la flotta cartaginese, sconfiggendola.



L'ultimo rostro recuperato sta stuzzicando la fame di conoscenza di storici e archeologici. Si sa poco sulle navi da guerra romane - esiste un solo reperto di riferimento, quello di Marsala, per altro dibattuto dagli esperti -; c'era un solo rostro con parte di scafo annessa disponibile finora per gli studiosi, quello di Atlit in Israele. «Pensiamo che nel manufatto in bronzo da noi ritrovato potessero convergere cinque parti dello scafo: la chiglia, le cinte laterali, il dritto di prua, la trave di sfondamento. Saranno ora le radiografie, le Tac e le analisi con il reattore nucleare a confermarcelo».
Quaestor probavere

Gli storici sono invece ingolositi dall'iscrizione quaestor probavere che s'intravede sul rostro (è lungo 1,07 metri, alto 59 cm e largo 38 cm). «Dovrebbe essere preceduta dal nome del questore che certificò la costruzione a regola d'arte del rostro stesso e che, forse, finanziò anche quella della nave. Un assunto confermato anche da ulteriori nomi di questori trovati incisi sugli altri rostri e che consolida quanto scritto da Polibio, di una Roma impoverita dalla guerra costretta a ricorrere a una sottoscrizione pubblica per allestire la flotta anti-Cartagine».



Un passo avanti nella storia. «L'obiettivo è quello di avvicinarci il più possibile alla verità - dice Tusa -. Si può farne anche a meno? Be', ma questo è il nostro lavoro». Che non è solo esercizio narcisistico di studiosi. «C'è grande interesse sulle guerre puniche: le abbiamo studiate tutti a scuola. La riprova sono le migliaia di visitatori per le due sale che abbiamo allestito a Favignana con i rostri ritrovati e la ricostruzione della battaglia navale delle Egadi».
Scheda

Uno scontro che cambierà il volto del mondo antico

E' il 10 marzo del 241 a.C.. La prima guerra punica è in atto da ormai oltre 20 anni, Roma e l'antagonista Cartagine sono esauste. I cartaginesi di Amilcare in Sicilia sono assediati sulle balze nord-orientali del monte Erice che sovrasta Trapani; i romani controllano le pendici occidentali e la vetta, lasciando ai nemici solo un corridoio che apre al mare. E, poi, stringono la morsa con un blocco navale, impedendo i collegamenti dei punici con la casa madre.
Cartagine va in soccorso di Amilcare con una flotta guidata dall'ammiraglio Annone, che fa tappa a Marettimo. Anche Roma ha allestito una flotta, per chiudere la “pratica Sicilia”: le sue navi sono affidate a Lutazio Catulo, il quale intuisce di dover intercettare i cartaginesi. Lo fa a nord di Levanzio. È battaglia. Parte della flotta di Annone rientra verso Cartagine, parte è distrutta o catturata. «C'è un effetto immediato - spiega il soprintendente del mare della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa -: la vittoria romana porta a un cambio della guardia in Sicilia, con Roma che controlla l'isola e caccia i cartaginesi, salvo da Siracusa. E due anni dopo i romani conquisteranno la Sardegna e la Corsica».



Ma dallo scacco di Levanzo consegue anche un effetto psicologico, forse più importante, che cambierà il volto del Mediterraneo e dunque del mondo. «I romani capiscono che devono diventare una potenza navale, che l'esercito non basta. La battaglia delle Egadi è uno spartiacque che influenzerà la storia dei successivi sei secoli».


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