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Classe "Palinuro" (1 unità)

PALINURO A 5311 (ex Com.t Louis Richard)

Dubigeon - Nantes (Francia)

  • Dislocamento: 1.341 t.pc.
  • Dimensioni: 69 x 10 x 4,8 m
  • Equipaggio: 6 + 76
  • Velatura: 1.000 mq circa
  • Apparato motore: 1 GMT D MAN G8V
  • Potenza: 600 CV
  • Velocità a motore: 8 nodi
  • Autonomia: 5.400 mg / 7,5 nodi
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Ex nave da pesca a vela francese acquistata nel 1951 e modificata per essere impiegata come nave scuola a partire dal 1954-55.

 
 
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La nave Palinuro

La nave scuola Palinuro è un veliero che la Marina Militare Italiana utilizza come nave scuola per gli Allievi Sottufficiali Nocchieri, Nocchieri di Porto, Meccanici e Motoristi Navali. Le Scuole frequentate dagli Allievi sono quelle di Venezia, Porto Ferraio, La Maddalena e Taranto.
Il nocchiere è il marinaio che governa la nave. Sono nocchieri il timoniere, il capo timoniere e tutti coloro che si occupano delle operazioni in coperta e fuori bordo (ormeggio, disormeggio, rifornimento, manutenzione e pulizia). Sulle navi a vela costituiscono una buona parte dell’equipaggio, infatti oltre ai lavori esterni previsti normalmente su tutte le navi, si aggiungono, su questa tipologia di imbarcazione, anche quelli agli alberi.

Il Palinuro è una nave goletta; ha tre alberi più il bompresso. L’albero di trinchetto ha le vele quadre; gli alberi di mezzana e maestra invece sono armati convele auriche. Il bompresso ha i fiocchi.

La nave fu varata nel 1934 in Francia, nei Cantieri Navali di Nantes. Il suo primo nome fu Commandant Louis Richard. Era utilizzata come nave da trasporto e da pesca (in particolare del merluzzo nella zona dei Banchi di Terranova) da una società privata francese. Era armata con tre alberi a vele auriche ed era dotata di un motore diesel di 375 hp.
Venne acquistata dalla Marina Militare Italiana nel 1950, dopo la perdita della nave scuola Cristoforo Colombo, ceduta alla Russia in conto danni di guerra.

Venne affidata alle cure dell’Arsenale di La Spezia per apportare dei lavori al fine di trasformarla in nave scuola. Il 16 luglio 1955 entrò finalmente in servizio. Ha effettuato 34 Campagne Addestrative (nel 2005) soprattutto nel Mediterraneo, ma anche nel Nord Europa.

Il suo motto è FAVENTIBUS VENTIS.

Dati tecnici

Le sue dimensioni sono: lunghezza metri 68,95, larghezza metri 10,09, immersione metri 4,90.

Dislocamento t. 1.341.

Come detto, le vele sono di tre tipi:
- quadre sul trinchetto;
- auriche sugli alberi di mezzana e maestra;
- fiocchi sul bompresso.
La superficie velica è di circa 1.070 mq.

L’albero di trinchetto è alto metri 35, quello di maestra metri 34,5 e quello di mezzana è di metri 30 e sono tutti di acciaio.

Lo scafo è in acciaio chiodato.
Ha un motore ausiliario diesel da 450 hp. La velocità che può raggiungere è di 10 nodi.

Sotto il ponte di coperta sono situati i locali di vita, le cale, la cambusa, le segreterie, l’officina, la sala apparato motore principale e ausiliari, le celle frigorifere e gli alloggi degli Ufficiali.
A prora è situato il castello ed a poppa il cassero con la plancia comando.
Gli alloggi, la cucina, il forno, i locali di vita degli Ufficiali e dei Sottufficiali sono all’interno del cassero.

L’equipaggio è formato da 48 marinai fissi (4 Ufficiali e 44 Sottufficiali) a cui si aggiungono 90 cadetti.

La Marina Militare Italiana possiede per la maggior parte "Navi Grigie", quelle che tutti normalmente associano al combattimento, alla Guerra. Questo comunque non è del tutto vero. Bisogna considerare che tali navi, pur essendo armate (principalmente per difesa e non per attacco), svolgono spesso un’attività di aiuto. Non è raro, anche ultimamente, vederle recarsi in acque straniere, in cui si sta combattendo, per portare però aiuti umanitari. Non sto qui adesso a dilungarmi, perchè non è questo il tema della pagina.
A fianco di queste navi così moderne, così "grigie", ce ne sono però altre tre molto diverse: Amerigo Vespucci, Palinuro ed Italia.
Si tratta di tre navi a vela adibite a nave scuola; la prima per gli Allievi Ufficiali, la seconda per gli Allievi Sottufficiali e la terza imbarca invece persone con particolari problemi.

Breve storia di Palinuro

Il nome assunto da questa Unità è quello di un personaggio dell’Eneide: Palinuro. Questa che segue è, in breve, la sua storia.

Enea conosceva bene ed aveva fiducia in Palinuro. Decise di affidargli pertanto l’incarico di timoniere sulla sua nave, perchè era sicuro che questi non avrebbe mai tradito il suo popolo ed inoltre era molto esperto in campo marinaresco.
Nettuno, il dio del Mare, avrebbe inoltre assicurato loro una buona navigazione, ma l’avrebbe fatto solo in cambio del sacrificio di uno dei Troiani.
Durante la navigazione, Morfeo (dio del Sonno), mandato da Nettuno, cercò più volte di impossessarsi del timone della nave di Enea, mentre l’equipaggio stava dormendo. Alla fine ci riuscì bagnando di rugiada soporifera le tempie di Palinuro. Questi dovette cedere, si addormentò e venne gettato in mare.
Enea al risveglio, si mise subito al timone e riuscì a condurre in porto l’intera flotta sana e salva. Questo avvenne anche grazie a Nettuno, che permise loro di superare incolumi il viaggio, e soprattutto il punto critico, gli scogli delle Sirene (temuti anche da Ulisse nell’Odissea), dato che c’era stato il sacrificio di un Troiano: il "nostro" Palinuro.

Quando Enea incontrò tra le anime quella di Palinuro chiese spiegazioni su quell’evento che salvò i Troiani, ma costò il suo sacrificio.
Palinuro spiegò che, una volta caduto in mare, si era aggrappato al timone di cui era custode, perchè preoccupato delle sorti della nave di Enea mancante di nocchiere. Per tre notti di tempesta restò in balia delle onde, finché alla quarta vide finalmente apparire la terra. Quando però stava per toccare con le mani le rocce sporgenti, un popolo crudele lo assalì, senza dargli modo di difendersi. Ora, dato che il suo corpo giaceva insepolto, chiese ad Enea di seppellirlo, o di aiutarlo trasportandolo sulla livida palude, più tranquilla, così da poter "almeno in morte riposare".
La Sibilla intervenne e stabilì che le genti che lo avevano ucciso erigessero una tomba sulla quale avrebbero fatto dei sacrifici in suo nome.
Questo luogo si chiama Capo Palinuro.

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