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Dal relitto inabissato nei fondali di Lissa spunta il mitico forziere del “Re d’Italia”
15 settembre 2018

ZAGABRIA Una storia affascinante, tra realtà e leggenda, che riguarda un misterioso tesoro che giacerebbe da un secolo e mezzo nelle profondità dell'Adriatico. E che ora potrebbe essere stato ritrovato. È il tesoro della “Re d'Italia”, pirofregata della Regia Marina italiana speronata e affondata dalla nave ammiraglia austriaca “Ferdinand Max” durante la battaglia di Lissa il 20 luglio del 1866.
I resti del vascello furono riscoperti nel 2005. La “Re d'Italia” trascinò con sé nel fondo del mare non solo quasi trecento marinai e una trentina di ufficiali – questa la versione accreditata - ma anche un forziere pieno di monete d'oro del valore odierno svariati milioni di euro. A sostenere questa tesi che si perpetua ormai da decenni era stato, nel 2011, anche Tolan Radica, presidente della Società croata per le ricerche, che aveva ricordato che «gli italiani giunsero a Lissa per porla sotto la propria giurisdizione ed è impensabile che nei forzieri della nave non ci fosse una consistente somma di denaro» per finanziare la nuova amministrazione.
Oggi, a 13 anni dal rinvenimento del relitto a 115 metri di profondità, quel gruzzolo potrebbe essere stato ritrovato. Lo ha suggerito il team di sommozzatori che fanno capo a Lorenz Marović, nel 2005 fra gli scopritori dei resti della nave al largo dell'isola di Vis (Lissa). Il team, durante una recente immersione tra i resti della fregata, ha individuato un grande e misterioso forziere. «Cosa ci sia dentro è una domanda cui va data una risposta, bisogna recuperarlo», ha auspicato Marović alla Tv pubblica di Zagabria, che ha parlato di «ritrovamento sensazionale». È quella l'unica via per sapere se veramente dentro c'è dell'oro, «il cui valore è di difficile stima, si sospetta che contenesse 250mila lire italiane del tempo», ha ricordato Marović al portale croato Morski.
«Avevamo pianificato una spedizione con altri sommozzatori, tra cui c'erano due italiani», per fare video e verificare le condizioni del relitto sommerso, spiega da parte sua Andy Marović, figlio di Lorenz e fra i proprietari del “Manta Diving Center”, gli organizzatori dell'esplorazione negli abissi. «Scesi in profondità» dove si trova la Re d'Italia, l'équipe ha «visto una cassa inusuale per questo tipo di vascelli». Cassa che è rimasta integra perché «sembra essere di metallo», di foggia antica, risalente al «19mo secolo», conferma Marović, ricordando poi i racconti che accompagnarono il viaggio della nave, che avrebbe trasportato «denaro per pagare l'esercito». Per ora di conferme in questo senso non ce ne possono essere, naturalmente.
Il forziere, chiosa Marović, non è stato ancora aperto, in attesa dei permessi delle autorità. E delle probabili e complicate operazioni di recupero. Recupero da una nave che è in condizioni discrete, racconta il sub friulano Luca Palezza, della Global Underwater Explorers, che solo pochi giorni prima del ritrovamento aveva partecipato alle immersioni assieme al collega triestino Mario Arena.
Il relitto «ha la prua ancora intatta, perché era corazzata ed è molto spettacolare», mentre tutta la sezione centrale, in legno, è «praticamente distrutta, collassata sul fondo», inclusi «i cannoni». Sarà difficile recuperare la cassa ritrovata? Secondo Palezza, sì. Ma non impossibile. «Noi abbiamo fatto recuperi di àncore romane del peso di diverse centinaia di chili» a profondità simili: «Una cassa così è fattibile, ma è complicato». Per risolvere però un mistero secolare e trovare il tesoro della Re d'Italia, se esiste, uno sforzo del genere va ben messo in conto.

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