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Il clipper. l’apogeo della perfezione tra le navi a vela
La denominazione di "clipper" deriva dal verbo inglese to clip, tagliare ("tagliare" il vento; "tagliare" il tempo di navigazione; `going at a good clip’; mantenere una buona andatura). Il clipper nacque negli Stati Uniti dAmerica intorno al 1820, quando la classe mercantile americana cominciò a rendersi conto che il futuro dei suoi commerci era sul mare.

Gli anni dal 1820 in poi videro le navi mercantili americane partire per l’Europa, attraversare l’Oceano Indiano e il Pacifico, doppiare il Capo Horn. 1 costruttori americani realizzarono le loro imbarcazioni a vela con uno spirito completamente indipendente, non legato a imitazioni di schemi o modelli d’oltre Atlantico. L’antenato del clipper può essere considerato quel tipo di brigantino a due alberi, dallo scafo molto basso sull’acqua, le linee di carena estremamente affilate, la prua e la poppa molto inclinate, che veniva costruito nei cantieri di Baltimora. La sua principale caratteristica era costituita dalla sezione maestra dello scafo molto spostata verso prua, che conferiva alla nave una grande stabilità in mare e una notevole velocità, dovuta anche alle linee d’acqua e alla velatura. Nella storia della marineria a vela i clipper sono suddivisi in cinque categorie a ognuna delle quali corrisponde un periodo di storia nautica e commerciale.

clipper
1830 - 1850 I clipper dell’oppio
Le pianure del Bengala, allora possedimento inglese, producevano grandi quantità di papaveri bianchi (Papaver somniferum), i fiori da cui si estrae l’oppio. La Compagnia delle indie aveva il monopolio sulla vendita della droga, ma chiunque, dopo aver acquistato la merce presso la Compagnia, poteva farne libero commercio, soprattutto nei vicini porti cinesi. l clipper adibiti al trasporto e allo smercio della pericolosa droga erano di limitate dimensioni, ma particolarmente ben costruiti e soprattutto molto veloci. Armati di qualche cannone e armi leggere, disponevano di equipaggi espertissimi e disposti a tutto. Andarono man mano scomparendo intorno al 1850, quando venne abolito il monopolio e il traffico dell’oppio divenne meno redditizio.
1845-1860 I clipper del tè americani
L’ aumento del consumo del tè negli Stati Uniti richiese la costruzione di navi più grandi e veloci per assicurarne il rifornimento e il trasporto dai porti cinesi a Boston e New York. Dopo il 1849, con la scoperta dell’oro californiano, i clipper del tè trasportarono gli emigranti e i cercatori d’oro dalle coste orientali degli Stati Uniti a San Francisco; continuavano poi la loro rotta, senza ca-rico, verso la Cina e rientravano carichi di tè negli Stati Uniti. L’apparire dei primi piroscafi e gli affondamenti provocati dai corsari sudisti durante la guerra di secessione segnarono la fine dei clipper del tè americani. I superstiti furono venduti ai portoghesi di Macao o alle case armatrici liguri di Callao e vennero adibiti a1 trasporto di emigranti cinesi in Perù.
1850-1875 I clipper del tè inglesi
A essi è collegato il concetto stesso di clipper. Gli scafi dei clipper del tè inglesi mostravano una linea più aggraziata e filante di quelli americani. In coperta avevano un piccolo castello a prua e una ancor più piccola tuga a poppa. A poppavia dell’albero di maestra erano sistemate le imbarcazioni di salvataggio; il cassero accoglieva invece gli alloggi del capitano e degli ufficiali. l clipper inglesi avevano tre alberi tutti a vele quadre, la cosiddetta attrezzatura "a nave"; ogni albero aveva cinque vele di cui quella di gabbia, la seconda dal basso, era divisa in due parti
per facilitarne la manovra. In genere la dotazione di vele comprendeva 14 quadre, sei stragli e sei fiocchi, a cui venivano aggiunte le vele "di caccia" o "forza di vele".
A partire dal 1863 i clipper del tè furono realizzati con la tecnica mista, che prevedeva la costruzione dell’ossatura della nave in ferro mentre rimanevano in legno il ponte di coperta e il fasciame esterno.
1820-1865 I clipper da passeggeri
Note come packets, queste navi furono veloci e comodi velieri per il trasporto di passeggeri; esse univano i porti di New York, Boston, Filadelfia e Baltimora con il Nordeuropa. Armati con tre alberi a vele quadre, vennero realizzati con materiali scarsamente stagionati ed ebbero vita breve. Apparsi verso il 1820, rimasero in attività per circa un cinquantennio. Il packet finì piuttosto malinconicamente la sua vita, vinto dall’elica e dal vapore.
1865-1890 I colonial clipper
È l’ultima categoria di clipper in ordine di tempo. Si tratta di velieri veloci costruiti in Inghilterra e negli Stati Uniti per assicurare i collegamenti commerciali con l’Australia, la Nuova Zelanda e la Tasmania. Gli scafi furono dapprima in legno, poi, fino al 1870, vennero costruiti in ferro e legno. Il nuovo materiale usato per la costruzione navale, il ferro, permise a queste navi di resistere ancora per un ventennio, fino al 1890, dominando le rotte dell’Australia e del Capo Horn.
Con il clipper la nave a vela raggiunse il suo massimo grado di perfezione; tutto ciò che sul veliero verrà modificato e cambiato non aggiungerà nulla di fondamentale al perfetto meccanismo che era ormai diventata la nave a vela: scafo lungo e stretto, sezione maestra molto spostata verso la prua, linee di scafo filanti, alberatura alta e complessa, grande superficie velica, estrema manovrabilità e velocità anche con venti leggeri. Il clipper, dunque, rappresentò quanto di meglio e di più efficiente poteva esprimere la marineria a vela.

sezione Clipper a scafo misto
La caratteristica principale dei clipper del tè, in particolare di quelli britannici, era la velocità. Essa dipendeva da molteplici fattori: innanzitutto dalle forme dello scafo, poi dal modo in cui il carico veniva disposto nelle stive, dalle capacità del capitano e dell’equipaggio, dalla pulizia della carena, che doveva essere priva di alghe o di altri elementi dannosi per il legno. Fu in Inghilterra che, intorno alla metà del XIX secolo, nacque un nuovo tipo di clipper, denominato composite ship, ovvero "nave a struttura mista". La nuova tecnica costruttiva prevedeva la realizzazione delle ordinate, della chiglia, dei dritti di prua e di poppa in ferro. Il fasciame, esterno e interno, e la coperta rimanevano in solido legno di teak. l clipper a scafo misto ebbero un notevole successo in Inghilterra, ma solo per una decina d’anni. Il sistema rappresentò una fase di transizione fra la costruzione classica in legno e quella totalmente metallica, prima in ferro e successivamente in acciaio. Il maggior inconveniente causato dalla costruzione mista era l’effetto di corrosione galvanica che si veniva a creare ponendo a contatto il legno e il ferro; comunque esso venne superato isolando le parti metalliche da quelle in legno con leggeri fogli di caucciù e utilizzando, per l’unione dei vari elementi, bulloni di ottone (che è inossidabile), a loro volta ricoperti di materiale isolante.
1 clipper costruiti con la tecnica mista rappresentarono uno dei punti culminanti della navigazione a vela in generale, e del trasporto del tè dalla Cina in Inghilterra in particolare. Tre di essi, il Thermopylae, il Titania e il Cutty Sark divennero giustamente famosi. Quasi tutti i clipper misti si persero in mare. Solo il Titania fu venduto nel 1910 e demolito a Marsiglia dopo 44 anni di navigazione.

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